Appunti sul signoraggio e la propaganda
Introduzione
In questa pagina sono pubblicati alcuni appunti, precedentemente disponibili su un altro blog, intitolati alla difesa dalla propaganda menzognera sul signoraggio.
Il piglio è un po’ polemico, pertanto, essi saranno rivisitati ed inseriti in questo blog con un taglio maggiormente aderente al suo scopo.
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Posto che, personalmente, non sono assolutamente in sintonia con l’attuale sistema del credito e sul sistema di governo della politica monetaria europea, non trovo corretto pretendere fornire tesi precostituite, basate su informazioni che non sono corrette e in alcuni casi palesemente false.
I materiali che ho elaborato sono raccolti e strutturati per consentire di verificare la veridicità di alcune affermazioni che vengono fatte da chi di solito espone generiche teorie relative al cosiddetto signoraggio e alla sovranità monetaria in siti online ed in pubblicazioni editoriali in circolazione.
In alcuni casi, tali materiali dimostrano l’infondatezza di alcune affermazioni, mentre in altri si limitano a fornire spunti di riflessione e di approfondimento che possono aiutare a sviluppare i temi in autonomia o condividendoli online.
1 – Sulla natura giuridica della Banca d’Italia
Temi trattati in questa scheda:
- La Banca d’Italia è una società privata?
- Chi sono gli azionisti della Banca d’Itali?
- Come viene ripartito l’utile della Banca d’Italia?
- La Banca d’Italia paga le imposte?
- Conclusioni
- Corollario
- Temi aperti
1.1 È una società privata?
La Banca d’Italia, OPERA ed è COSTITUITA in forma di Società per Azioni, ma non è una società privata. Essa è un Istituto di Diritto Pubblico (ai sensi del regio decreto-legge 12 marzo 1936, n. 375) che esercita funzioni bancarie.
Tale elemento essenziale per comprenderne la natura è collocato al comma 1 dell’articolo 1 dello Statuto della Banca d’Italia.
La sua costituzione risale all’anno 1893, quando fu autorizzata per Regio Decreto la fusione di alcune banche pre-esistenti.
Quindi la Banca d’Italia non è una società PRIVATA. Il suo statuto può essere modificato solo attraverso l’emissione di un Decreto del Presidente della Repubblica (su proposta del Governo), conformemente a quanto stabiliscono le leggi vigenti (approvate dal Parlamento).
In quanto istituto di diritto pubblico, per essa sono stabiliti alcuni vincoli specifici sulle tipologie di azionisti e sulla destinazione dell’utile di esercizio.
1.2 Chi sono gli azionisti?
Possono essere azionisti esclusivamente (art. 3 dello Statuto):
- Casse di risparmio;
- Istituti di credito di diritto pubblico e Banche di interesse nazionale;
- Società per azioni esercenti attività bancaria risultanti dalle operazioni di cui all’art. 1 del decreto legislativo 20.11.1990, n. 356;
- Istituti di previdenza;
- Istituti di assicurazione.
1.3 Come viene ripartito l’utile?
Per quanto concerne l’utile di esercizio (il profitto generato dalle attività istituzionali della Banca d’Italia), l’art. 54 dello Statuto (commi da 6 a 9) stabilisce che annualmente ai soci può essere distribuito un dividendo massimo pari al 6% del capitale sociale(*).
Tutta la quota eccedente è devoluta allo Stato (in applicazione dell’art. 3 del Decreto ministeriale 31 dicembre 1936 emanato in esecuzione del R. decreto-legge 5 settembre 1935, n. 1647).
Ne deriva che la quasi totalità dell’utile d’esercizio della Banca d’Italia spetta allo Stato e non può essere distribuito agli azionisti.
1.4. Paga le imposte?
La Banca d’Italia paga le impose sul reddito e sul patrimonio come qualunque società per azioni. Per avere una verifica documentale, si può consultare la relazione annuale sul bilancio 2004 della banca d’italia sezione IV, tav. 12, pag. 30, nella quale, tra i fondi appare il “Fondo Imposte”, che indica l’ammontare delle imposte da liquidare per l’esercizio 2004, pari a 61,654 milioni di euro.
1.5 Conclusioni
- La Banca d’Italia è un istituto di diritto pubblico, costituito in forma di Società per Azioni, che esercita la sua attività sulla base di una legge e di provvedimenti del governo.
Le attribuizioni della Banca d’Italia promanano dai poteri dello Stato per specifiche disposizioni di legge e non in base a vacue disposizioni costituzionali. Mediante tali disposizioni, la Banca d’Italia ATTUA la sovranità Monetaria che spetta al popolo. - Tutti gli utili eventualmente generati dalla Banca d’Italia mediante l’esercizio delle funzioni che gli sono proprie (tranne una porzione ridicola) spettano allo STATO, cui sono TRASFERITI annualmente, e non agli azionisti.
- Le imposte sugli utili generati sono incamerate dallo stato nella misura prevista dalle normative fiscali.
1.6 Corollario
La situazione non è immutabile e si può intervenire con gli strumenti della vita politica e parlamentare:
- La Banca d’Italia è soggetta al potere legislativo. Per cambiarne status giuridico, natura, funzioni è sufficiente una legge o un atto avente forza di legge, che può scaturire anche dalla volontà popolare, attraverso una proposta di legge popolare.
- La Banca d’Italia non può modificare il proprio Statuto e violare disposizioni generali di legge e/o regolamenti: il Governo può non approvare la modifica statutaria, non firmare il decreto da sottoporre al Presidente della Repubblica e, in estrema ratio, commissariare la Banca d’Italia. Quest’ultima ipotesi sarebbe il sintomo di una gravissima crisi istituzionale che investe l’attribuzione e la titolarità dei poteri.
- Il Presidente della Repubblica potrebbe rifiutarsi di promulgare lo Statuto, con analogie interpretative rispetto al caso precedente.
1.7 Temi aperti
- La Banca Centrale fa parte degli organi di amministrazione dello Stato, ma opera in AUTONOMIA rispetto al Governo, dal quale “non prende ordini” e non è sorvegliata. La ragione di questa separazione, sta nell’opportunità di impedire ai governi e parlamenti di influenzare l’immissione sul mercato di liquidità allo scopo di finanziare in debito perenne le proprie spese prive di copertura di bilancio.
- Sarebbe opportuno che la banca avesse una struttura ed una configurazione giuridica tale da costituire un unicum nell’ordinamento e comunque tale da non essere posseduta dai soggetti sui quali esercita la vigilanza. Infatti, è un controsenso che l’organismo di vigilanza sia posseduto dai vigilati! È pur vero che la Banca d’Italia è un soggetto pubblico, ma il suo doppio ruolo di ispettore sull’attività delle banche e di gestore della politica monetaria, rispetto alla proprietà costituisce una forma di conflitto di interesse abbastanza grave ed evidente.
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(*) Il Capitale sociale è stabilito in 159.000 euro, dal che deriva che può essere distribuito ai soci della BdI un dividendo annuo al massimo di 9.450 euro! Per la verifica si veda la tavola 12 (pag. 30) della sezione IV della relazione sul bilancio della Banca d’Italia.
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2 – Sulla contabilità dello Stato rispetto alla moneta
2.1 Cosa succede nella contabilità dello Stato quando viene emessa nuova moneta?
Semplificando molto ed utilizzando dei valori esagerati a titolo di esempio, immaginiamo che in un determinato momento il Governo abbia bisogno di liquidità per fare fronte ai pagamenti che deve ai suoi creditori. In questo caso, emette dei titoli di credito (titoli di stato) che attestano l’esistenza di un suo “debito di sistema” e li presenta alla Banca Centrale:
Annota +100 nelle sue entrate di cassa
Annota + 100 fra le sue passività (annotazione del debito contratto).
Per la logica della partita doppia, il totale dell’operazione è 0: ad una variazione finanziaria attiva ‘+100 in cassa’ corrisponde una pari variazione finanziaria passiva ‘+100 di debiti’.
2.2 Cosa succede alla nuova moneta?
Lo Stato immette 100 di nuova moneta liquida nel sistema economico sotto forma di pagamenti (stipendi, forniture, contributi ad attività, ecc.). Il sistema, attraverso la catena del valore aggiunto, secondo un certo moltiplicatore economico genera a sua volta ricchezza, sulla quale pagherà imposte e tasse (come remunerazione dei servizi prestati dallo Stato), stipendi (remunerazione del lavoro), interessi passivi e dividendi (come remunerazione del capitale finanziario impiegato), ecc.
Quindi, immaginando che il moltiplicatore del valore sia pari a 4, lo Stato immette nel sistema liquidità per 100 e da questa si genera una ricchezza complessiva pari a 400, parte della quale gli torna indietro come imposte e tasse (ad es. 120, pari al 30% della ricchezza prodotta).
2.3 Cosa succede nella contabilità dello Stato alla scadenza del credito?
Alla scadenza del titolo di credito, che tipicamente è pluriennale, lo Stato deve restituire ciò che ha preso in prestito:
Annota -100 in cassa poiché sborsa per restituire il debito
Annota -100 tra i suoi debiti.
Per la stessa logica della partita doppia: ad una variazione finanziaria passiva ‘-100 in cassa’, corrisponde una variazione finanziaria attiva ‘-100 di debiti’.
Periodicamente, il governo deve pagare gli interessi (di norma ogni tre mesi, ogni sei o ogni anno) che il creditore ha maturato e che il debitore liquida a pronti (trasferisce denaro).
Per vedere l’effetto di tutti questi fenomeni finanziari, semplificando, consideriamo che l’interesse sia pari al Valore Nominale del Titolo x il tasso di interesse concordato (nell’ipotesi più semplice, ma qui non ci interessa l’ingegneria finanziaria): immaginiamo che il debito sia triennale e che il tasso sia del 5%: ovvero 5 per ciascuno dei 3 anni a venire.
Alla fine del primo anno, il saldo netto dell’operazione di indebitamento sarà:
debiti: +100
interesse passivo maturato: -5
imposte e tasse incassate: +120
Alla fine del secondo anno, il saldo netto dell’operazione di indebitamento sarà:
debiti: nessuna variazione
interesse passivo maturato: -5
imposte e tasse incassate: 0 (per semplicità)
Alla fine del terzo anno, il saldo netto dell’operazione di indebitamento sarà:
debiti: -100
interesse passivo maturato: 5
imposte e tasse incassate: 0 (per semplicità)
Nel triennio, complessivamente:
Variazione debiti: 0 (abbiamo preso a prestito all’inizio e restituito)
Totale imposte incassate: +120
Totale interessi versati: -15
Saldo netto: +105
2.4 Conclusioni
Il Governo, con l’operazione di indebitamento, promette alla Banca che alla scadenza gli restituirà quanto anticipato dalla Banca mediante l’emissione di moneta. Impegnandosi a pagare il tasso di interesse. Il tasso di interesse costituisce un ricavo per la Banca, dal quale deriva un utile che, per la quasi totalità ritorna al Governo sotto forma di utile non distribuibile agli azionisti della Banca.
2.5 – Domande di approfondimento e chiarimento
“La banca alla fine del prestito rivorrebbe 1001. Lo stato come fa a dargli quell’uno in più visto che la disponibilità massima di denaro è 1000?”
“Chi da i soldi a monte di tutto il processo?”
Rispetto alle domande, occorre qualche precisazione.
Lo Stato nel suo complesso ha demandato alla banca centrale la facoltà di emettere moneta (in un’altra scheda, parleremo diffusamente del concetto di moneta), quindi è solo la banca centrale che lo può fare (altra precisazione, noi parliamo della Banca Centrale facendo riferimento alla Banca d’Italia, ma le cose sono cambiate e ormai le facoltà sono trasferite alla Banca Centrale Europea. Per semplicità, continuiamo a riferirci alla Banca d’Italia).
Detto questo, nel momento in cui la Banca emette una certa quantità di moneta, bisogna considerare che esiste una quantità di moneta circolante pre-esistente, nonché la moneta immateriale, costituita dall’insieme dei depositi in conto corrente, che può essere “creata” a fronte delle richieste del mercato, in base al meccanismo della riserva frazionaria (le banche possono concedere credito come multiplo della riserva materiali che detengono in termini di depositi). Ma seguendo questo discorso, andremmo a finire su un altro argomento che abbiamo detto che tratteremo più oltre.
L’importante è ricordare che il sistema è dinamico e che, sulla base dei moltiplicatori economici, produce ricchezza (se è “efficiente”) ogni volta che vengono avviati altri cicli produttivi, in base ai quali viene moltiplicata anche la quantità di moneta immateriale proveniente dal sistema bancario (non dalla banca centrale).
Il governo recupererà quell’1 che deve alla Banca Centrale a titolo di interesse dal ciclo che è descritto sopra, ovvero incassando le tasse e le imposte derivanti dal reddito prodotto dal sistema anche in base all’indebitamento dello stato stesso.
Quindi gli interessi sono “pagati” con l’aumento di valore di tutto il sistema? Ad esempio se io chiedessi un prestito alla banca per comprare un apprezzamento di terra e poi farò in modo di migliorare tale apprezzamento per aumentarne il valore potrei pagare la banca usando il mio terreno che è aumentato di valore giusto? Lo stato paga il debito che ha basandosi sull’aumento di valore del suo sistema alla stessa maniera giusto?
Questa richiesta, richiede una digressione su un concetto fondamentale delle materie economiche, ovvero il rapporto tra capitale e reddito, meglio definito dalla relazione fra STOCK e FLUSSO.
Lo STOCK è l’insieme delle risorse che un certo soggetto ha accumulato o acquisito in un certo arco temporale e che non sono deperibili o lo sono in modo tale da poterle reintegrare con uno sforzo significativamente inferiore rispetto al loro ammontare/valore.
Questa è una mia definizione generale che può essere facilmente adattata a vari contesti, come si può verificare a questo link.
In sostanza, lo stock rappresenta il patrimonio ed in quanto tale si slega dalla definizione tipicamente economica: può essere un patrimonio di conoscenza scientifica, letteraria, tecnologica o di altra natura (ciò che comunemente si definisce knowledge o know-how), naturale, finanziario (insieme della ricchezza in moneta e crediti), economico (insieme dei mezzi di produzione), ecc.
Un elemento di norma trascurato nella definizione di stock è il tempo, su cui occorrerebbe fare un discorso a parte.
Il FLUSSO è il risultato della combinazione dello STOCK con altri elementi in un processo di trasformazione. Alcuni esempi per comprendere:
- la combinazione con il capitale immobiliare ed il tempo origina la rendita fondiaria;
- la combinazione con il capitale finanziario ed il tempo origina la rendita finanziaria;
- la combinazione fra capitale immobiliare, finanziario, investimenti, tempo e lavoro genera il REDDITO, che può essere o meno d’impresa (anche una ONLUS ad esempio produce reddito).
Ora, se mettiamo insieme tutte queste considerazioni e quello che è scritto nella scheda, la risposta alle due domande è si, purché il sistema sia efficiente, ovvero generi un flusso complessivamente positivo.
La banca ha un bene reale che garantisce il prestito?
No, la banca possiede un titolo di credito che può esigere alla scadenza, oppure cedere in cambio di un valore di mercato.
3 – Sulla contabilità della Banca Centrale rispetto alla moneta
3.1 Cosa succede nella contabilità della Banca Centrale (BC) quando viene emessa nuova moneta?
La BC iscrive all’attivo i titoli in garanzia e al passivo la moneta per pari importo. La BC si impegna ad accettare in pagamento la moneta che essa stessa ha emesso (si tratta in sostanza di un debito che la BC riconosce di avere e che dovrà saldare alla scadenza dei titoli). Quando lo stato rimborserà i titoli (annullamento delle poste dell’attivo), la BC dovrà registrare anche un’entrata di cassa pari allo stesso importo, che andrà a pareggiare l’importo della moneta emessa a suo tempo.
Gli interessi sono riferiti ai titoli di stato (posta dell’attivo) e non sulla posta del passivo, dove si trova annotata la moneta (che rappresenta in realtà la registrazione di un debito da saldare in futuro).
Un esempio numerico può chiarire.
Immaginiamo che in un certo momento, che poniamo per semplicità ad inizio anno, lo Stato vada dalla BC e chieda emissione di Moneta per 100, dietro emissione di titoli, e vediamo che cosa succede nel bilancio della BC, nella sua gestione di cassa e nel suo conto economico. Poniamo che il costo di emissione sia pari a 3.
Stato Patrimoniale
attività ——- passività
Titoli 100 ——- Moneta emessa 100
Totale attività 100 ——- Totale passività 100
Conto Economico
perdite ——- profitti
Costi emissione 3 ——- (nulla)
Totale perdite 3 ——- Totale profitti 0
Movimenti di Cassa
-3 (costi di emissione)
Ora, ponendo il tasso di interesse pari a 5%, immaginiamo che a fine anno lo stato rimborsi i titoli, restituendo 100 alla BC e vediamo che cosa succede ai tre conti visti prima
Stato Patrimoniale
attività ——- passività
(nulla) ——- Moneta emessa 100
Totale attività 0 ——- Totale passività 100
Conto Economico
perdite ——- profitti
Costi emissione 3 ——- Interessi su titoli 5
Utile di esercizio 2 ——- (nulla)
Totale perdite 5 ——- Totale profitti 5
Movimenti di cassa
-3 (costi di emissione)
+5 (interessi liquidati)
+100 (restituzione prestiti)
Totale Cassa 102
Ora, andiamo a correggere le poste dello stato patrimoniale con la variazione di cassa e la rilevazione dell’utile:
Stato Patrimoniale
attività ——- passività .
Cassa +102 ——- Moneta emessa 100
(nulla) ——- Utile d’es. +2
Totale attività 102 ——- Totale passività 102
Come si vede:
- i titoli in garanzia non ci sono più (il debito contratto dallo stato è estinto);
- in cassa ci sono 102 per effetto dei movimenti di tesoreria che abbiamo annotato prima;
- nel passivo è rimasta la moneta emessa che la BC, che compensa il valore di quanto è presente in cassa;
- l’utile è nel passivo, poiché è un debito della BC verso i suoi azionisti.
3.2 Quanto vale il signoraggio della BC?
Il dato è di dominio pubblico e si trova nella relazione che accompagna il Bilancio della Banca d’Italia (BdI). Prendendo a riferimento la relazione sul bilancio del 2005, l’informazione si ritrova a pagina 471 della Relazione , alla voce Commento al bilancio. Nel prospetto del conto economico non appare evidenziato direttamente, ma compone la voce Rendita da titoli azionari e partecipazioni.Il reddito da signoraggio a livello europeo (BCE) è pari per il 2005 a 868 milioni di euro (733 nel 2004). La competenza della BdI è pari, sempre per il 2005, a 158 milioni di euro (134 nel 2004, circa il 7% del totale delle rendite della Banca).
Tale reddito, come già precedentemente ricordato, concorre a formare l’utile netto che spetta allo Stato (per l’anno 2005 l’utile netto è pari a poco più di 50 milioni di euro – 25 nel 2004-).
3.3 Il Patrimonio della BdI corrisponde al Debito Pubblico dello Stato?
Sempre facendo riferimento ai dati ed alle informazioni contenuti nella Relazione del Bilancio della BdI, si ricava agevolmente che il Patrimonio Lordo (inteso come totale delle attività) della BdI nel 2004 è pari a 160 miliardi di euro (185 nel 2005). Per lo stesso anno, il debito pubblico dello Stato ammonta a circa 1.500 miliardi di euro (1.500.000.000.000). La differenza rispetto al patrimonio della BdI è evidentemente pari al 90%.
4. La vicenda di Giacinto Auriti
Qualche giorno fa, ho ricevuto qui sul blog una visita di un signore che si è qualificato come GT (nome e cognome oscurati su richiesta successiva dell’autore del commento). Nel suo commento, mi chiedeva se conoscessi le vicende di Giacinto Auriti. Rispondevo di si, ma lo invitavo a raccontare come fossero finite tali vicende, in particolare la sua azione contro la Banca d’Italia e la richiesta rivolta al Tribunale di Roma di dichiarare “la moneta, all’atto della emissione, di proprietà dei cittadini italiani ed illegittimo l’attuale sistema dell’emissione monetaria, che trasforma la Banca Centrale da ente gestore ad ente proprietario dei valori monetari”.
Non vi sono stati interventi ulteriori del GT (nome e cognome oscurati su richiesta successiva dell’autore del commento), pertanto, per il momento, ecco come si è conclusa questa vicenda.
Purtroppo, chi continua ad avversare il sistema di emissione della moneta (mettendo su tutto l’etichetta oltremodo abusata del signoraggio), continua creare confusione e usare argomentazione che non reggono davanti a nessun tribunale, ma neanche in nessun consesso di persone pensanti ed informate.
Tornando alla risposta degli avvocati della Banca d’Italia alle richieste del prof. Auriti, vediamo in sintesi i punti della difesa delle ragioni della banca, che hanno portato l’esimio professore a perdere la sua causa.
- La visione della moneta e delle sue funzioni è distorta e infondata. L’accettazione della moneta da parte della collettività ne è un effetto e non la causa. La storia e la cronaca dimostrano che essa è accettata solo in quanto abbia valore e non che ha valore in quanto accettata.
- Per salvaguardare un fondamentale interesse pubblico, il valore della moneta deve essere difeso e garantito dalle Pubbliche Autorità (nei moderni stati, le banche centrali).
- L’emissione della moneta è una delle più evidenti e indiscusse espressioni della sovranità statale: il valore della moneta trae il proprio fondamento giuridico solo ed unicamente da norme dell’ordinamento statale (disciplina minuta della creazione e circolazione della moneta, definizione dell’efficacia liberatoria, sanzione per mancata accettazione in pagamento, tutela della fede pubblica contro la sua falsificazione ed alterazione).
- i biglietti appena prodotti dall’officina fabbricazione biglietti della Banca d’Italia costituiscono una semplice merce di proprietà della Banca centrale, che ne cura direttamente la stampa e ne assume le relative spese (art. 4, comma 5, del T.U n. 204/1910). Essi acquistano la loro funzione e il valore di moneta solo nel momento in cui la Banca d’Italia li immette nel mercato trasferendone la relativa proprietà ai percettori.
- Tale immissione, rientra fra gli strumenti a disposizione della Banca centrale per la regolazione della liquidità del sistema e la tutela del valore del metro monetario (operazioni autonome con il Tesoro, il sistema bancario, con l’estero e con i mercati monetario e finanziario, tutte previste e compiutamente disciplinate dalla legge e dallo statuto della Banca d’Italia)
- È vistosamente esagerata e priva di fondamento l’affermazione per cui esistere una consuetudine interpretativa contra legem, in base alla quale la Banca centrale all’atto dell’emissione “mutua allo Stato italiano ed alla Collettività Nazionale, tutto il danaro che pone in circolazione”. La moneta viene immessa nel mercato come circolante ed appostata al passivo nelle scritture contabili dell’Istituto di emissione, con una contropartita all’attivo di beni o valori mobiliari (titoli, valute, ecc.).
- Le spese di fabbricazione dei biglietti e l’imposta di bollo sono a carico della Banca centrale. Gli utili annuali da essa conseguiti, effettuati i prelevamenti e le distribuzioni previsti dallo Statuto, sono devoluti allo Stato.
- La tesi secondo cui l’erogazione della moneta sarebbe effettuata dalla Banca d’Italia addebitandone allo Stato ed alla collettività l’intero ammontare senza corrispettivo risulta pertanto inconsistente.
- Non vi nulla di arbitrario o di illegittimo nelle prerogative della Banca centrale, perché l’intera materia è compiutamente disciplinata dal legislatore.
Commenti ricevuti
Risposta – Introduzione e indice
Risposte – 1. Natura giuridica della Banca d’Italia
- GT (nome e cognome oscurati su richiesta successiva dell’autore del commento) Dice:
16 Aprile 2007 a 6:53 eCiao
dico ma Lei crede in quello che scrive sul signoraggio o è pagato anche lei per coprire??Dico ha mai sentito parlare del professor Giacinto Auriti solo per citarne uno che denunciava la banca di italia una volta alla settimana? -
stratex Dice:
16 Aprile 2007 a 7:16 eConosco il lavoro di Auriti (condivisibile per gli esperimenti sulle monete locali e basta, almeno per quanto mi riguarda) ed è parecchio tempo che sento dire un sacco di fesserie su questi temi (credo che conosca anche lei un certo S. Pascucci, del quale conosco modi, opinioni e inganni). Già che ci siamo lo dice lei come sono finite le denunce di Auriti?Non sono pagato da nessuno e mi dispiace che lei usi questo tono aggressivo e maleducato: le sue opinioni valgono quanto le mie. Le differenze le fanno i fatti. Lei trovi una sola cosa non giusta e verificabile nelle mie affermazioni e io sono pronto a cambiarla. Ma non pretenda che io cambi idea perché lei entra in casa mia (qui siamo in casa mia) e mi tratta come un deficiente o un ignorante! - GT (nome e cognome oscurati su richiesta successiva dell’autore del commento) Dice:
27 Aprile 2007 a 10:11 eLe chiedo scusa per il tono che ho usato in casa sua..
ma sa sono circa due anni che studio il problema, su ogni fronte è vederlo liquidato cosi (col massimo rispetto delle idee altrui naturalmente ) con questo political corect di un linguagio ermetico giurdico mi tocca la sensibilità.
Certo voler accusare quel sistema è da folli anche perchè come dice Lei quel sistema (distorto della moneta debito) non esite è tutto regolare e tutto normale.
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Ma vede, siamo in tanti i folli, glielo assicuro che studiando per strade diverse e senza conoscerci, in nazioni diverse, siamo arrivati tutti alla stessa conclusione e gli stessi risultati, sarà una illusione collettiva dirà l’esperto di turnoo un virus!!?? no sono persone che cercano e studiano e si incontrano, e si fanno delle domande e sopratutto non si fermano alla prima risposta …..ma conosciamo anche questa tatticaè tutto normale non potrebbe essere diversamente che tutto normale.mi scusi ancora per il tono
Distinti Saluti
non la disturberò più
GT (nome e cognome oscurati su richiesta successiva dell’autore del commento)
-
stratex Dice:
30 Aprile 2007 a 8:57 eVedo che il suo tono è cambiato e la ringrazio della sua nuova visita.
Sperare di capire la complessità di un sistema profondamente ingiusto leggendo tutto con l’ottica dell’approccio monetario (e quindi bancario) come fa lei insieme a molti altri è, a mio giudizio, molto riduttivo.
Ho iniziato a leggere Latouche. E’ una lettura che caldeggio e mi sento di suggerirle. Se non l’ha già letto, scoprirà che vi è un intero approccio da conoscere, in cui il denaro è collocato nella sua (in)giusta posizione. - GT (nome e cognome oscurati su richiesta successiva dell’autore del commento) Dice:
3 Maggio 2007 a 5:53 eREPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
IL GIUDICE DI PACE DI LECCEAvv. Cosimo Rochira ha pronunciato la seguente
SENTENZA,nella causa civile iscritta al numero del ruolo generale indicato a margine, avente l’oggetto pure a margine indicato, discussa e passata in decisione all’udienza del 8.07.2005,promossa da
DE GAETANIS GIOVANNI, rappresentato e difeso dagli aw. A. Tanza e A. Pimpini
ATTORE
C/
BANCA CENTRALE EUROPEA-BANCA CENTRALE D’ITALIA S.P.A.
rappresentata e difesa dagli avv. M. Perassi, M. Mancini, A. FrisulloCONVENUTA
SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
Con atto di citazione del 12.10.2004, Giovanni De Gaetanis conveniva in giudizio “la Banca centrale europea, e, per essa, la locale articolazione individuata nella Banca Centrale d’Italia s.p.a” chiedendo di accertare incidenter tantum e dichiarare che la proprietà della moneta è della collettività nazionale europea, mentre la Banca Centrale ha unicamente il compito di provvedere alla stampa. In conseguenza di ciò, dichiarare che l’intera Massa Monetaria in circolazione è di proprietà dei componenti dell’Unione Europea, e che, per l’effetto, il Debito Pubblico non esiste, dovendosi, al contrario, ritenerlo Credito Pubblico. In conseguenza di ciò condannare l’Istituto di emissione al pagamento della somma, forfettariamente indicata, di €. 1.100,00 con espressa rinuncia al sovrappiù. Condannare altresì il convenuto, al pagamento delle spese, diritti e onorari di causa
La Banca d’Italia, si costituiva in giudizio all’udienza del 26 novembre 2004, chiedendo il rigetto di tutte le domande ex adverso proposte siccome improponibili ed inammissibili e comunque infondate, nonché spiegando domanda riconvenzionale per la condanna di controparte al risarcimento dei danni per lite temeraria ai sensi dell’art. 96 c.p.c.. In particolare la convenuta eccepiva il proprio difetto di legittimazione passiva, l’assoluta carenza di azione, di interesse di agire e di legittimazione attiva in capo a parte attrice e l’infondatezza nel merito delle richieste avversarie.
All’udienza del 17 dicembre 2004, veniva respinta l’eccezione di difetto di legittimazione passiva formulata dalla Banca d’Italia ed ammessa la C.T.U richiesta dall’attore.
All’udienza dell’8 luglio 2005 le parti presentavano le proprie controdeduzioni tecniche alla CTU, precisavano le conclusioni riportandosi ai rispettivi scritti
difensivi, quindi la causa veniva trattenuta per la decisione.Motivi della decisione
Si premette che la causa, dato il suo valore sino ad € 1.100,00, viene decisa ex art. 113, 2° comma c.p.c. secondo equità ed in osservanza delle norme e dei principi informatori della materia.
La domanda è fondata, pertanto va accolta per quanto di ragione. L’eccezione di difetto di legittimazione passiva, sollevata dalla convenuta è infondata anche alla luce delle conclusioni del CTU dott. Mazzeo Maurizio il quale individua nella Banca d’Italia il soggetto che trae gli utili dal reddito di signoraggio,come risulta dal bilancio della stessa Banca. Peraltro l’atto introduttivo risulta esser stato ritualmente notificato alla Banca centrale europea e, per essa, alla locale articolazione individuata nella Banca Centrale d’Italia S.p.A.
La domanda riconvenzionale formulata dalla convenuta ex art.96 c.p.c. non può, certamente essere accolta, oltre che per la fondatezza della domanda attrice che pertanto escluderebbe l’accoglimento del punto relativo alla condanna per temerarietà, anche per la pacifica circostanza che la formulata domanda ex art. 96 c.p.c. non può essere che equiparata all’accessorietà delle spese processuali che giammai possono essere tenute in conto nella determinazione del valore della causa anche per la impossibile unilaterale determinazione da parte del richiedente.
L’elaborato peritale ha anche chiarito l’esistenza dell’interesse ad agire e la legittimazione attiva del De Gaetanis, avendone determinato l’esatto diritto al risarcimento del danno derivante dalla sottrazione del reddito di signoraggio. Al C.T.U. veniva formulato il quesito di accertare di chi fosse la proprietà della moneta ed, in particolare se questa fosse della collettività nazionale o di altro ente, accertando il danno medio derivante dal cosiddetto debito di signoraggio.Questo giudizio si fonda, dunque, sulla C.T.U. che risulta essere ben motivata e scevra di alcun vizio e/o difetto logico e/o di motivazione. La relazione tecnica descrive, in breve la storia della Banca d’Italia, gli aspetti istituzionali, le funzioni, i criteri operativi ed i fini istituzionali.
Questi fini di natura pubblica la Banca d’Italia assolve in piena autonomia e indipendenza, ritraendone gli utili e i frutti, che divide tra i “partecipanti” come una società per azioni.
Lo Statuto del Sistema Europeo di Banche Centrali e della Banca Centrale Europea definisce reddito monetario (art.32) il reddito ottenuto dalle banche centrali nazionali nell’esercizio funzioni di politica monetaria del Sebc. Lo Statuto fissa anche le regole per la determinazione del reddito monetario e per la sua distribuzione tra le banche centrali dei paesi partecipanti all’euro. Prima di esaminarle, il perito ha ritenuto opportuno chiarire il concetto di reddito monetario.
Quando la circolazione era costituita soprattutto da monete in metalli preziosi (oro e argento), ogni cittadino poteva chiedere al suo sovrano di coniargli monete con i lingotti d’oro e argento che egli portava alla zecca.
Il sovrano, ponendo la sua effigie sulla moneta, ne garantiva il valore, dato dalla quantità e dalla purezza del metallo in essa contenuto. In cambio di questa garanzia, tuttavia, tratteneva per sé una certa quantità di metallo: l’esercizio di questo potere sovrano venne chiamato signoraggio.
Introdotta la circolazione della moneta cartacea, slegata dall’oro ( soppressione delle c.d. riserve auree), sono mutate le modalità di formazione del signoraggio, ma non la sua natura, che resta quella di un introito dello Stato connesso con l’emissione di moneta.
Il CTU ha determinato il reddito monetario, come la differenza tra gli interessi percepiti sulle attività e il costo, modesto, di produzione delle banconote, chiarendo che costituisce il moderno reddito di signoraggio, o reddito monetario, proprio lo scarto tra il primo ed il secondo importo.
La domanda dell’attore è altresì fondata sulla violazione del disposto dell’art. 3, 3 comma dello statuto della Banca d’Italia, infatti prevede che le quote di partecipazione possono essere cedute, previo consenso del Consiglio Superiore, solamente da uno all’altro ente compreso nelle categorie indicate nel comma precedente. In ogni caso dovrà essere assicurata la permanenza della
partecipazione maggioritaria al capitale della banca da parte di enti pubblici o di società la cui maggioranza delle azioni con diritto di voto sia posseduta da enti pubblici.
Risulta, invece, che solo il 5 % è posseduto dall’INPS ( Ente Pubblico ), il restante 95 % appartiene ad privati Gruppo Intesa Gruppo San Paolo IMI Gruppo Assicurazioni Generali BNL ecc..
Il C.T.U., nella sua relazione, ha chiarito che il reddito dell’istituto, causato dall’attività e dalla circolazione di moneta posta in essere dalla collettività nazionale, dovrebbe vedere lo Stato quale principale beneficiario e non gruppi di privati.
Il C.T.U. conclude che, per il periodo preso in esame 1996-2003, la sottrazione del reddito di signoraggio in danno alla collettività (quota attribuita a soggetti privati dalla Banca d’Italia) può determinarsi alla luce dei suddetti criteri e dei prospetti analitici di calcolo riportati nelle relazione peritale, in complessivi €.87,00 corrispondenti ad un danno medio rilevato per cittadino residente alla data del 31.12.2003.
La somma complessiva che spetta, quindi, all’attore per il titolo dedotto in giudizio ex art. 2033 e 2041 C. e. è di € 87,00.P.Q.M.
Il Giudice di Pace di Lecce, aw. Cosimo Rochira, definitivamente
pronunciando cosi provvede:
a) Accoglie la domanda per i suddetti motivi e condanna la convenuta, anche in via equitativa, a corrispondere all’attore la somma di € 87,00 a titolo di risarcimento del danno derivante dalla sottrazione del reddito di signoraggio, oltre interessi legali dalla domanda all’effettivo soddisfo;
b) non accoglie la domanda riconvenzionale per le ragioni di cui in motivazione;
c) compensa le spese di giudizio in considerazione della novità della
questione trattata;
d) pone le spese di C.T.U. a carico della convenuta soccombente.Così deciso oggi in Lecce, 15 settembre 2005
Il Giudice
Cosimo ROCHIRADepositata in Cancelleria il 26 settembre 2005
Il Cancelliere
Carlo DELLI NOCI - GT (nome e cognome oscurati su richiesta successiva dell’autore del commento) Dice:
3 Maggio 2007 a 5:55 eSulla vicenda AURITI(indirettamente)si vede anche la sentenza riportata nel lin seguentehttp://www.studiotanza.it/pg099.html
(cosi folle non era)
- alessandro Dice:
24 Maggio 2007 a 5:13 eNon credo che Lei faccia finta di non sapere, Lei NON SA per davvero. La Banca d’Italia E’ IN MANO A PRIVATI, assicurazioni o banche che siano (sulle quali la Banca d’Italia dovrebbe vigilare). L’Italia funziona alla stessa maniera degli USA con la Federal Reserve, Banca privata voluta secoli fa dagli Inglesi che ne avevano gia’ una per conto proprio. Lei sa chi sono i “moneymakers”? E Rothchild? Si informi meglio. La saluto,Alessandro -
stratex Dice:
24 Maggio 2007 a 7:48 eCaro signor Alessandro, non venga qui solo per dare o togliere patenti di “conoscenza” a seconda della conocordanza o meno con le sue idee.
Si attenga ai fatti e li smentisca. Legga i documenti della Banca d’Italia, la normativa in materia di emissione della moneta, lo Statuto della Banca e solo dopo aver compreso a fondo come funzionano le nostre istituzioni mi venga a dare dell’ignorante.
Prima, se ne astenga, perché dalle sue parole appare con evidenza adamantina che ella ripete concetti esposti da altri, senza averli meditati e soprattutto senza aver verificato presso le fonti la veridicità e la correttezza di quanto ha appreso.
Con viva cordialità. - Daniele Dice:
30 Maggio 2007 a 11:01 ePienamente d’accordo con l’autore del post. La norma statutaria che assegna di fatto la quasi totalità degli utili di BankItalia allo stato, fa crollare di fatto tutto il castello di dietrologie complottistiche portato avanti da Pascucci e altri della sua cricca -
stratex Dice:
31 Maggio 2007 a 10:51 eCaro Daniele, vedo che qualcuno ancora immune dal cretinismo dilagante c’è. Benvenuto da queste parti e grazie per il tuo contributo di logica.
Risposta a – 2. Moneta e contabilità dello Stato
- savior Dice:
3 Maggio 2007 a 11:52 ePermettimi di dissentire da quel che scrivi.
La banca – oggi la Banca Centrale Europea, prima la Banca d’Italia – stampa le banconote e iscrive al passivo nel proprio bilancio il loro ammontare, come se fosse una somma di proprietà della Banca e conferita da questa allo Stato.
Quindi, dal punto di vista contabile, la BCE risulta debitrice della moneta emessa, per tutto il tempo della sua circolazione; rappresentando pertanto un debito, tale moneta viene inserita fra le poste passive.
Allora, non ci si spiega perché percepisca interessi su di essa, pur essendo un debitore, visto che gli interessi andrebbero corrisposti al creditore, cioè al proprietario. Ne consegue che la BCE, essendo debitrice della moneta emessa, ne trae un utile non giustificabile, perché i veri creditori, cioè i proprietari, sono i popoli europei. Se poi si voglia assumere che la BCE è proprietaria della moneta emessa, anche prima del momento in cui la pone in circolazione (assurdo logico ed etico, in base al quale il valore della moneta non sarebbe l’effetto di una convenzione, bensì l’espressione della volontà totalitaria imposta da una struttura privata, direttamente dipendente dai gruppi di potere della finanza sovranazionale) si deve anche convenire che la medesima commette un illecito contabile allorquando la pone in bilancio fra le poste passive.
Dal Ministero del Tesoro la Banca incamera titoli di Stato e iscrive il loro ammontare all’attivo del proprio bilancio.
A questo punto tali titoli vengono “piazzati” presso le banche e gli istituti di credito che, a loro volta, li vendono ai loro clienti. Con questa operazione, la Banca centrale incassa subito sul mercato le somme che ha “prestato”allo Stato, il quale poi questi stessi titoli li rimborserà alla scadenza.
Dal canto suo lo Stato (contestualmente alla Banca centrale e per la medesima partita) iscrive al passivo nel proprio bilancio le somme che la Banca gli ha “prestato“, quelle banconote che in realtà appartengono ai cittadini e quindi dovrebbero essere iscritte all’attivo del bilancio dello Stato.
Per documentare quanto sopra si può esaminare il bilancio della Banca Centrale Europea contenuto nel Rapporto Annuale della BCE per il 2004, analizzando lo stato patrimoniale e il conto economico di gestione. Ricordo che le stesse analogie sono ripresentabili per i bilanci degli anni precedenti o successivi al 2004.
Se il bilancio 2004 fosse stato redatto conformemente alla realtà economico-giuridica , ossia alla inesigibilità verso la banca emittente delle banconote emesse, la voce passiva ‘Banconote in circolazione” dello stato patrimoniale, di oltre quaranta miliardi di Euro, sarebbe stata soppressa, e si sarebbe messa, nel conto economico, tra i ricavi, la posta “Sopravvenienza attiva € 40.100.852.165”; la quale porterebbe a un utile di esercizio di € 38.464.823.463 – utile da riportarsi nello stato patrimoniale in luogo della perdita. Anzi, l’utile di esercizio sarebbe molto maggiore, perché questa enorme variazione del patrimonio netto attivo porterebbe a ricavi proporzionalmente maggiori (circa € 1.000.000.000 al T.U.S. del 2,5%) come interessi attivi (e ciò non solo per l’anno 2004, ma anche per tutti gli anni precedenti, in cui la voce passiva fasulla era presente).
Inoltre, tutto l’incremento annuale della massa di banconote circolanti – circa € 5.200.000.000 – andrebbe ad aggiungersi agli utili di gestione.
Si noti che, in questa riscrittura del bilancio, si sommerebbero, per l’anno 2004, alcune voci attive straordinarie (la sopravvenienza attiva del controvalore delle banconote circolanti, e la conseguente sopravvenienza attiva degli interessi attivi per tutti gli anni precedenti al 2004), e alcune ordinarie, ossia destinate a ripetersi (gli interessi attivi o gli altri utili derivanti dal maggiore capitale netto; il profitto del signoraggio, ossia dell’emissione di nuove banconote).
La gigantesca somma delle passività inesistenti costituisce il valore non manifesto del patrimonio della BCE, quindi del patrimonio delle Banche Centrali che ne fanno parte. La quota competente alla Banca d’Italia, al netto, è € 4.796.563.485,84 – pari alla stima del patrimonio di Banca d’Italia come stimata nel proprio bilancio consolidato dalla sua partecipante Banca Popolare di Lodi.
Il bilancio della Banca d’Italia è fatto secondo i medesimi metodi che occultano reddito e ‘negano’ cespiti patrimoniali.
In sintesi, la Banca centrale nel mentre che iscrive al passivo del proprio bilancio i biglietti di banca emessi (anche se essi non rappresentano una perdita, perché la moneta, essendo l’unità di misura del valore dei beni, ha sempre e soltanto valore convenzionale, mai creditizio) addebita gli stessi, invece di accreditarli, ai popoli che, accettandoli, ne determinano il potere di acquisto. Un imbroglio che realizza un sistema usuraio, sia perché la Banca centrale, quando “presta” denaro, si arroga un diritto di proprietà, che non ha, su tutta la moneta circolante; sia perché i cittadini, da proprietari, diventano debitori della moneta che essi stessi creano. Da proprietari, e quindi creditori, a debitori: ecco l’usura praticata dal sistema delle Banche centrali che, allorquando prestano, invece di accreditare, il danaro stampato, ne caricano il costo del 200%.
Così si attua la mostruosità contabile dell’iscrizione contestuale al passivo, da parte di due contraenti, delle somme relative alla medesima transazione.
E’ con queste operazioni che si produce un debito pubblico in continuo aumento.
Esempio: “se lo Stato restituisce 98 e non 102 cosa succede? non è che può fare molto.. può solo chiedere un nuovo prestito, stavolta di 104 (100 per le spese previste per il nuovo anno, 4 per il debito non pagato l’anno precedente).
Naturalmente a fine anno dovrà restituire 104 + gli interessi = 106 (circa). Ora si possono seguire due strade: o si aumenta la pressione fiscale, oppure si mantiene stabile la tassazione per motivi di ordine pubblico (un popolo che si vede aumentare le Tasse e poi scopre come vengono sperperati i suoi soldi tende, storicamente, a non tollerare questi “errori”) ma si aumenta il ricorso all’indebitamento pubblico, tramite il prestito privato dalle banche centrali.”
Questa situazione si è ripetuta e tuttora si ripete tutti gli anni.
Tabella n.3 – Debito pubblico italiano dal 2002 al 2005
Anno Debito pubblico PIL
2002 1.367.169 1.295.226
2003 1.392.285 1.335.354
2004 1.442.994 1.388.870
2005 1.510.826 1.417.241Come si vede dalla tabella, dal 2002 al 2005 il debito pubblico è sempre aumentato e continuerà ad aumentare. Infatti anche quello stimato per l’anno 2006 sfonda la quota dei 1600 miliardi di euro, secondo quanto riporta il supplemento Finanza Pubblica al Bollettino Statistico della Banca d’Italia.
Siccome alla BCE è stata data (come a Bankitalia S.p.A. prima di essa) totale autonomia nella decisione del tasso di sconto , questo significa che: «chi» presta decide anche a «quanto» presta.
Questo comporta un aumento del costo del denaro e quindi un aumento degli interessi sui prestiti.
Si sente spesso dire alla radio che « il deficit pubblico è aumentato per un imprevisto dilatarsi della servitù sul debito». Il vero significato di quest’ultima frase sta nel fatto che il banchiere aumenta il tasso di sconto e lo Stato si ritrova costretto ad inventarsi qualche tassa nuova o aumentare una di quelle esistenti per far fronte al Debito Pubblico.
Quindi, essendo il creditore – la banca centrale – sempre lo stesso soggetto (grazie al trattato di Maastricht e grazie al tacito rinnovo che lo scorso 31 dicembre 2005 ha permesso a Bankitalia S.p.A. – socia 15% della BCE – di proiettare la fine del contratto che la lega allo Stato Italiano in qualità di “Servizi di Tesoreria dello Stato” al 31 dicembre 2030) ed essendo il debitore – i cittadini – impossibilitato a rivolgersi altrove e/o a stamparsi moneta propria si viene a creare, persistendo in questa situazione, uno Stato sovrano debitore in eternum.
Risposte – 3. Moneta e contabilità della Banca Centrale
- Nino Ciccone Dice:
11 Giugno 2007 a 9:59 eMi scusi,forse non ho capito bene il suo esempio, ma come fa a definire “restituzione prestiti” una posta pari a 100, corrispondente ai BOT ricevuti dallo Stato, praticamente in regalo, in cambio di pezzi di carta che valgono solo 2. Ritengo che l’utile sia 103 = tot.attivo 102 (5 interessi + 100 capitale rimborsato/regalato) – tot.passivo 3 (costo di produzione della cartamoneta).
Se quest’utile venisse ritornato interamente allo stato il debito pubblico sparirebbe.
Dove finisce invece tutta questa moneta “restituita” il cui ammontare corrisponde al valore del circolante nel paese?
Un’alternativa per lo Stato potrebbe essere quella di servirsi di una tipografia scelta con gara d’appalto regolare come per tutte le forniture pubbliche. - Nino Ciccone Dice:
11 Giugno 2007 a 10:02 eMi scuso, ma nella fretta ho sbagliato il conteggio:
tot. attivo 105 ( 5 interessi + 100 capitale rimborsato/regalato)
tot.passivo 3 (costo di produzione)
utile = 102 -
stratex Dice:
11 Giugno 2007 a 10:38 eSalve Ciccone,Nell’esempio, i 100 che vengono restituiti alla BC alla scadenza del titolo sono a tutti gli effetti il rimborso del prestito precedentemente contratto e garantito dall’emissione dei titoli.Lei può anche ritenere che l’utile sia 103, ma dovrebbe essere così cortese da chiarire il suo ragionamento, altrimenti non mi risulta chiaro. Mi sembra che manchino alcuni “passaggi” contabili essenziali…Certo, se riuscisse a giustificare che l’utile sia effettivamente pari alla cifra che dice lei, l’indebitamento per il fabbisogno si azzererebbe in un lampo… forse c’è qualche cosa che non va nel ragionamento?
Ho volutamente evitato di usare “debito pubblico”, perché la definizione è del tutto impropria in questo contesto, dato che il debito pubblico è normalmente inteso come il debito consolidato dello stato (somma di tutto il debito contratto, e non solo dell’indebitamento per il fabbisogno annuo, cui si riferisce l’esempio didattico utilizzato nella scheda).
La moneta restituita, non corrisponde al circolante, ma ad una sua frazione, corrispondente all’entità dei titoli in scadenza.
Dove finisca non lo so mi informerò e le farò sapere qui sopra, magari in una nuova scheda. - Nino Ciccone Dice:
12 Giugno 2007 a 9:47 eGentile Stratex,
Lei inserisce tra le passività il valore 100 della cartamoneta emessa.
Quello che io non capisco è proprio la natura di questo passivo, non costituendo l’emissione di moneta, per la B. Centrale, una obbligazione verso nessuno (da quando è venuta meno la convertibilità).
Quale sarebbe secondo lei la natura di questa passività oltre quella di compensare le attività azzerando l’utile e consentendo una vistosa evasione fiscale?Un’altra cosa a dir poco strana è il pagamento in titoli scontati (rimborsabili alla scadenza o vendibili sul mercato) per l’importo pari al valore di emissione della cartamoneta.Certo che tutto è perfettamente legale, ma può sorgere un dubbio sull’equità della norma. Proprio in questo periodo vediamo quante leggi assecondano comportamenti della classe politica moralmente e fiscalmente discutibili (stipendi e privilegi vari, ecc.).Le pongo un’altra questione:
con l’avvento dell’euro il nostro paese è stato costretto a ridurre l’incremento del debito pubblico.
La BCE ha limitato quindi le emissioni in Italia per dar modo allo stato di contenere l’emissione di BOT.
Ciò ha determinato una carenza di massa monetaria circolante che sta provocando un continuo e crescente ricorso al credito privato per far fronte ai consumi (dato che la massa dei beni prodotti o importati deve essere venduta per soddisfare i bisogni della gente e per far marciare il sistema produttivo): aumentano i pignoramenti dei patrimoni privati da parte delle banche con grave disagio soprattutto per le famiglie dei lavoratori dipendenti a reddito fisso.
Converrà che questa situazione non si creerebbe se l’emissione di euro non fosse condizionata dalla necessità dell’aumento del debito pubblico e se l’autorità monetaria, o lo stato direttamente, avessero la possibilità di dosare la quantità di moneta in base alla quantità di beni e servizi effettivamente scambiati nel paese.Quindi, secondo me, con questo sistema non abbiamo scampo: o col debito pubblico o con quello privato il popolo rimene sempre tartassato.
La saluto cordialmente.
- Daniele Dice:
12 Giugno 2007 a 10:10 eCaro Nino (mi scuso con stratex se mi permette di fornire una parte della risposta)
Lei ha scritto “La BCE ha limitato quindi le emissioni in Italia per dar modo allo stato di contenere l’emissione di BOT” . Questa affermazione non ha riscontro logico. L’emissione di BOT (per esteso..di titoli di debito pubblico) non ha a che fare con la massa monetaria circolante, ma col bilancio dello stato e con la sua capacità di ridurre o meno il deficit. Se lo stato è sprecone è mal gestito e spende + di quello che incassa…allora è costretto ad emettere titoli per coprire il passivo (altrimenti non si avrebbe abbastanza x pagare stipendi e pensioni e welfare). Col risanamento che ci ha portato all’euro l’Italia ha visto enormemente ridurre la propria spesa per interessi. Ricorda i titoli di stato nel 1990? Io ero un bambino ma so che allora rendevano oltre il 10%. Oggi rendono il 4% (e due anni fa il 2%) questo si traduce in miliardi di euro di minore spesa x interessi x un paese come il nostro oberato da un debito così pesante. Negli anni 80 (anche a causa dei tassi ben + altri) il rapporto deficit/pil era al 10% (oggi siamo al 2,3 dato 2007) questo significa che il debito cresceva molto + rapidamente di adesso. Anzi, dopo un picco nel 1995 quando iò debito era al 121 % del pil, oggi si è ridotto al 106. Oltre ai tassi ufficiali è appunto la TENDENZA del debito a determinare il costo medio ponderato.
In estrema sintesi, al di là degli aumenti dei prezzi causati dai mancati controlli in fase di change-over nel 2002..le finanze pubbliche italiane all’euro devono essere grate. - Daniele Dice:
12 Giugno 2007 a 10:18 eMolti sostengono che siamo in una fase di carenza monetaria e l’ho letto anche nel suo commento.
Ebbene qualsiasi economista le dirà il contrario. E il motivo è chiaro: veniamo da una lunga stagione di tassi ai minimi dal dopoguerra (che solo negli ultimi mesi rialzano un pò la testa).
Questo è confermato dal fatto che i due mercati storicamente antagonisti (azionario e immobiliare) sono entrambi in prossimità dei loro massimi storici. Questo perchè siamo INONDATI di liquidità, altro che rarefazione!
Il ricorso al credito al consumo (aumentati negli ultimi anni, ma che vede gli italiani sempre molto indietro rispetto agli europei) non dipende dalla massa monetaria in circolazione, ma dalla diminuzione dei redditi reali, attaccati dalle tariffe e da un costo dei servizi primari determinato da attori economici che operano in regime di monopolio)
L’Italia ha bisogno di riforme incisive, soprattutto di LIBERALIZZAZIONI e di attaccare i privilegi di nicchia che favoriscono alcuni e penalizzano tutti gli altri - Marco Dice:
13 Giugno 2007 a 7:36 eScusate se mi intrometto… un brevissima considerazione: Nino diceva che non capiva perchè l’emissione di moneta è indicata con un debito.Purtroppo mi par di vedere che questo punto resti spesso oscuro per i signoraggisti:Se questo punto non viene capito necessariamente si viene a delineare un sistema monetario mostruoso:Il caso per me più comprensibile – non sono un’esperto ma mi pare che questo sia condivisibile – è quello in cui si portano alle banche dei beni a fronte dei quali viene coniata moneta…
Io porto un.. mettiamo, per assurdo, un impianto stereo e loro mi prestano moneta… il mio stereo ce l’hanno ma non è di loro proprietà… mi hanno solo prestato dei soldi(carta straccia) che lo rappresentano.Quel debito indicato quando si segna l’emissione di denaro altro non è che questo(corregetemi se sbaglio): “devo ridarti indietro lo stereo quando mi riporterai la mia carta straccia”.
Ho un debito con te perchè lo stereo non è mio. - Nino Dice:
20 Giugno 2007 a 10:03 eGentile Marco, discutiamo di questi problemi proprio perchè sta emergendo la “mostruosità” del sistema monetario che sarebbe talmente smisurata da portarci a negarla a priori giustificando lo status quo, rispetto al quale siamo stati spesso abbondantemente disinformati. Perciò penso che non sia il caso di mettere la questione sul piano ideologico, ma di restare legati ai dati di fatto per non rischiare di parlare tra sordi.
Ora, converrà che l’esempio da lei portato dello stereo e del debito, mentre può essere calzante per un banco di pietà, mal si addice a decrivere il rapporto che si instaura tra la Banca di emissione Nazionale (o Europea) e lo Stato e di conseguenze con il popolo sovrano, in un sistema di regole sancite dalla Costituzione Repubblicana.
L’emissione di cartamoneta è semplicemente un servizio (non un prestito) che la Banca centrale fa allo Stato e quindi al popolo. Lo Stato potrebbe provvedere da solo (già lo fa con la moneta metallica).
La mostruosità che sta emergendo consiste nel fatto che lo Stato ( e quindi noi popolo tartassato) paga alla Banca Centrale la moneta emessa per l’intero valore da essa rappresentato, consegnando BOT-BTP-CCT (debito pubblico), pagando gli interessi alla maturazione delle cedole (interessi sul debito pubblico) e rimborsando i titoli consegnati con moneta o altri titoli (aumento del debito pubblico) alla scadenza.
Altro che debito della Banca!
Non ho ancora avuto il piacere di sapere dal sig. Stratex dove finisce tutta la moneta che così viene incassata dalla banca, ma si ha sentore di importanti inchieste internazionali della magistratura che indicano i soliti percorsi verso i paradisi fiscali e riconducono sempre al sistema bancario internazionale.
Se lo Stato stampasse da se la cartamoneta non dovrebbe pagare alcunchè di titoli e di interessi. E’ una verità troppo semplice per essere vera o mi sto sbagliando?
Risposte – 4. La vicenda di Giacinto Auriti
- GT (nome e cognome oscurati su richiesta successiva dell’autore del commento) Dice:
27 Aprile 2007 a 9:54 eSalve sono il se dicente GT (nome e cognome oscurati su richiesta successiva dell’autore del commento)
non commento la sua risposta che con l’inganno di averla
articolata bene in nove punti da l’idea di una sufficente argomentazione atta a dire che è tutto ok le banche sono sante
a me da una sola risposta ho capito chi c’è dietro di Lei, basti solo citare il suo passaggio al 4° punto che dice tutto:“momento in cui la Banca d’Italia li immette nel mercato trasferendone la relativa proprietà ai percettori.”ma per chiudere Le allego di seguito una sentenza che Lei conoscerà benissimogiusto perchè Auriti era un Visionario sul Signoraggio(stavano pignorando i mobili alla banca di italia se non pagavano la multa)
“ma sa come è; il salumiere non potrà mai dire che il suo prosciutto non è buono”
quindi continui pure a fare dell’ottima informazione
sulla splendia istituzione della BCE e di Bankitalia(chissa perchè gli inglesi, i danesi e gli svedesi sono stati cosi tonti a non capire la grande importanza dell’euro… ma! casi della vita)
distinti saluti
ecco la sentenza:
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
IL GIUDICE DI PACE DI LECCEAvv. Cosimo Rochira ha pronunciato la seguente
SENTENZA,nella causa civile iscritta al numero del ruolo generale indicato a margine, avente l’oggetto pure a margine indicato, discussa e passata in decisione all’udienza del 8.07.2005,
promossa da
DE GAETANIS GIOVANNI, rappresentato e difeso dagli aw. A. Tanza e A. Pimpini
ATTORE
C/
BANCA CENTRALE EUROPEA-BANCA CENTRALE D’ITALIA S.P.A.
rappresentata e difesa dagli avv. M. Perassi, M. Mancini, A. FrisulloCONVENUTA
SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
Con atto di citazione del 12.10.2004, Giovanni De Gaetanis conveniva in giudizio “la Banca centrale europea, e, per essa, la locale articolazione individuata nella Banca Centrale d’Italia s.p.a” chiedendo di accertare incidenter tantum e dichiarare che la proprietà della moneta è della collettività nazionale europea, mentre la Banca Centrale ha unicamente il compito di provvedere alla stampa. In conseguenza di ciò, dichiarare che l’intera Massa Monetaria in circolazione è di proprietà dei componenti dell’Unione Europea, e che, per l’effetto, il Debito Pubblico non esiste, dovendosi, al contrario, ritenerlo Credito Pubblico. In conseguenza di ciò condannare l’Istituto di emissione al pagamento della somma, forfettariamente indicata, di €. 1.100,00 con espressa rinuncia al sovrappiù. Condannare altresì il convenuto, al pagamento delle spese, diritti e onorari di causa
La Banca d’Italia, si costituiva in giudizio all’udienza del 26 novembre 2004, chiedendo il rigetto di tutte le domande ex adverso proposte siccome improponibili ed inammissibili e comunque infondate, nonché spiegando domanda riconvenzionale per la condanna di controparte al risarcimento dei danni per lite temeraria ai sensi dell’art. 96 c.p.c.. In particolare la convenuta eccepiva il proprio difetto di legittimazione passiva, l’assoluta carenza di azione, di interesse di agire e di legittimazione attiva in capo a parte attrice e l’infondatezza nel merito delle richieste avversarie.
All’udienza del 17 dicembre 2004, veniva respinta l’eccezione di difetto di legittimazione passiva formulata dalla Banca d’Italia ed ammessa la C.T.U richiesta dall’attore.
All’udienza dell’8 luglio 2005 le parti presentavano le proprie controdeduzioni tecniche alla CTU, precisavano le conclusioni riportandosi ai rispettivi scritti
difensivi, quindi la causa veniva trattenuta per la decisione.Motivi della decisione
Si premette che la causa, dato il suo valore sino ad € 1.100,00, viene decisa ex art. 113, 2° comma c.p.c. secondo equità ed in osservanza delle norme e dei principi informatori della materia.
La domanda è fondata, pertanto va accolta per quanto di ragione. L’eccezione di difetto di legittimazione passiva, sollevata dalla convenuta è infondata anche alla luce delle conclusioni del CTU dott. Mazzeo Maurizio il quale individua nella Banca d’Italia il soggetto che trae gli utili dal reddito di signoraggio,come risulta dal bilancio della stessa Banca. Peraltro l’atto introduttivo risulta esser stato ritualmente notificato alla Banca centrale europea e, per essa, alla locale articolazione individuata nella Banca Centrale d’Italia S.p.A.
La domanda riconvenzionale formulata dalla convenuta ex art.96 c.p.c. non può, certamente essere accolta, oltre che per la fondatezza della domanda attrice che pertanto escluderebbe l’accoglimento del punto relativo alla condanna per temerarietà, anche per la pacifica circostanza che la formulata domanda ex art. 96 c.p.c. non può essere che equiparata all’accessorietà delle spese processuali che giammai possono essere tenute in conto nella determinazione del valore della causa anche per la impossibile unilaterale determinazione da parte del richiedente.
L’elaborato peritale ha anche chiarito l’esistenza dell’interesse ad agire e la legittimazione attiva del De Gaetanis, avendone determinato l’esatto diritto al risarcimento del danno derivante dalla sottrazione del reddito di signoraggio. Al C.T.U. veniva formulato il quesito di accertare di chi fosse la proprietà della moneta ed, in particolare se questa fosse della collettività nazionale o di altro ente, accertando il danno medio derivante dal cosiddetto debito di signoraggio.Questo giudizio si fonda, dunque, sulla C.T.U. che risulta essere ben motivata e scevra di alcun vizio e/o difetto logico e/o di motivazione. La relazione tecnica descrive, in breve la storia della Banca d’Italia, gli aspetti istituzionali, le funzioni, i criteri operativi ed i fini istituzionali.
Questi fini di natura pubblica la Banca d’Italia assolve in piena autonomia e indipendenza, ritraendone gli utili e i frutti, che divide tra i “partecipanti” come una società per azioni.
Lo Statuto del Sistema Europeo di Banche Centrali e della Banca Centrale Europea definisce reddito monetario (art.32) il reddito ottenuto dalle banche centrali nazionali nell’esercizio funzioni di politica monetaria del Sebc. Lo Statuto fissa anche le regole per la determinazione del reddito monetario e per la sua distribuzione tra le banche centrali dei paesi partecipanti all’euro. Prima di esaminarle, il perito ha ritenuto opportuno chiarire il concetto di reddito monetario.
Quando la circolazione era costituita soprattutto da monete in metalli preziosi (oro e argento), ogni cittadino poteva chiedere al suo sovrano di coniargli monete con i lingotti d’oro e argento che egli portava alla zecca.
Il sovrano, ponendo la sua effigie sulla moneta, ne garantiva il valore, dato dalla quantità e dalla purezza del metallo in essa contenuto. In cambio di questa garanzia, tuttavia, tratteneva per sé una certa quantità di metallo: l’esercizio di questo potere sovrano venne chiamato signoraggio.
Introdotta la circolazione della moneta cartacea, slegata dall’oro ( soppressione delle c.d. riserve auree), sono mutate le modalità di formazione del signoraggio, ma non la sua natura, che resta quella di un introito dello Stato connesso con l’emissione di moneta.
Il CTU ha determinato il reddito monetario, come la differenza tra gli interessi percepiti sulle attività e il costo, modesto, di produzione delle banconote, chiarendo che costituisce il moderno reddito di signoraggio, o reddito monetario, proprio lo scarto tra il primo ed il secondo importo.
La domanda dell’attore è altresì fondata sulla violazione del disposto dell’art. 3, 3 comma dello statuto della Banca d’Italia, infatti prevede che le quote di partecipazione possono essere cedute, previo consenso del Consiglio Superiore, solamente da uno all’altro ente compreso nelle categorie indicate nel comma precedente. In ogni caso dovrà essere assicurata la permanenza della
partecipazione maggioritaria al capitale della banca da parte di enti pubblici o di società la cui maggioranza delle azioni con diritto di voto sia posseduta da enti pubblici.
Risulta, invece, che solo il 5 % è posseduto dall’INPS ( Ente Pubblico ), il restante 95 % appartiene ad privati Gruppo Intesa Gruppo San Paolo IMI Gruppo Assicurazioni Generali BNL ecc..
Il C.T.U., nella sua relazione, ha chiarito che il reddito dell’istituto, causato dall’attività e dalla circolazione di moneta posta in essere dalla collettività nazionale, dovrebbe vedere lo Stato quale principale beneficiario e non gruppi di privati.
Il C.T.U. conclude che, per il periodo preso in esame 1996-2003, la sottrazione del reddito di signoraggio in danno alla collettività (quota attribuita a soggetti privati dalla Banca d’Italia) può determinarsi alla luce dei suddetti criteri e dei prospetti analitici di calcolo riportati nelle relazione peritale, in complessivi €.87,00 corrispondenti ad un danno medio rilevato per cittadino residente alla data del 31.12.2003.
La somma complessiva che spetta, quindi, all’attore per il titolo dedotto in giudizio ex art. 2033 e 2041 C. e. è di € 87,00.P.Q.M.
Il Giudice di Pace di Lecce, aw. Cosimo Rochira, definitivamente
pronunciando cosi provvede:
a) Accoglie la domanda per i suddetti motivi e condanna la convenuta, anche in via equitativa, a corrispondere all’attore la somma di € 87,00 a titolo di risarcimento del danno derivante dalla sottrazione del reddito di signoraggio, oltre interessi legali dalla domanda all’effettivo soddisfo;
b) non accoglie la domanda riconvenzionale per le ragioni di cui in motivazione;
c) compensa le spese di giudizio in considerazione della novità della
questione trattata;
d) pone le spese di C.T.U. a carico della convenuta soccombente.Così deciso oggi in Lecce, 15 settembre 2005
Il Giudice
Cosimo ROCHIRADepositata in Cancelleria il 26 settembre 2005
Il Cancelliere
Carlo DELLI NOCIhttp://www.studiotanza.it/sentenza_del_giudice_di_pace_di_lecce.html
- Ivano Rasti Dice:
4 Giugno 2007 a 10:38 eLa moneta ha valore perché la si accetta, e non il contrario! -
stratex Dice:
5 Giugno 2007 a 7:02 eSalve Ivano Rasti, mi permetto di integrare la considerazione secondo la quale la moneta ha valore in quanto accettata.
Trattandosi di un mezzo al quale lo Stato attribuisce la caratteristica di strumento in grado di saldare un debito e di strumento di pagamento in forza della legge, la moneta vale sia in quanto lo stato (tramite l’esercizio della sovranità monetaria) le attribuisce tale valore legale, sia perché è comunemente accettata dai cittadini come tale. Non ricordo bene la disposizione normativa di riferimento, ma nessuno può rifiutare un pagamento effettuato con una moneta legalmente in corso
Pertanto, principalmente la moneta ha valore perché ad essa è attribuito uno specifico potere dalla legge, che si riflette nell’obbligo dei creditori e dei fornitori di accettarla in quanto tale. Va da sé, poi, che vi possono essere situazioni di “crisi” economica o istituzionale, nelle quali può accadere che la moneta sia diffusamente rifiutata dai creditori e dai fornitori, ma stiamo parlando di eccezioni e non della normalità. - fantomas Dice:
7 Giugno 2007 a 10:12 ese fosse come dici tu come mai sulle nuove banconote non cè scritto “pagabili a vista a portatore” e se tutti i cittadini si impazzissero e passassero all’incasso di tutte le loro monete alla bci avrebbe tanto oro da pagare? i soldi si stampano avendo una riserva aurea adeguata……ma tu credo sei legato molto alle banche giusto? -
stratex Dice:
7 Giugno 2007 a 4:05 eFantomas,
innanzitutto, non ho nulla a che fare con le banche se non il fatto che ho un conto corrente nel quale transita il mio stipendio e la spiacevole circostanza che ho sottoscritto un contratto di mutuo immobiliare ipotecario. Quindi la tua insinuazione maligna e pretestuosa te le reinvio con gli interessi: ti qualifica da sola e su questo punto non aggiungo altro.Per quanto riguarda l’affermazione “i soldi si stampano avendo una riserva aurea adeguata” è vera solo se vige un sistema di emissione di moneta dietro copertura con riserva aurea e di piena convertibilità, in cui il possessore del biglietto convertibile al portatore può richiedere la conversione alla banca. Si tratta di un sistema che è stato in vigore per secoli, alla cui base, effettivamente c’erano riserve d’oro e di altri metalli preziosi.
Poi è successo che l’economia cresceva più della velocità alla quale si muoveva il sistema/mercato della moneta convertibile e si è posta l’esigenza di ottenere credito non più basato sulla ricchezza aurea (frazione infintesima della ricchezza prodotta annualmente da un sistema economico), ma sulla capacità del debitore di produrre nuovo reddito nel tempo e sulla sua consistenza patrimoniale.
Da lì (attraverso passaggi ed evoluzioni che qui evitiamo di esporre) si è quindi passati ad un sistema integrato di gestione del mercato della moneta e del credito che prevede la possibiltà da parte delle banche di concedere credito sulla base di un moltiplicatore dei depositi, ovvero di aumentare il credito in circolazione in funzione dei depositi detenuti. Il tutto garantito da patrimoni immobiliari, garanzie personali e simili e soprattutto remunerato dal tasso di interesse (legato al tasso di sconto dei titoli del debito pubblico deciso dalla banca centrale). In questo caso, interesse e commissione servono per remunerare il rischio di insoluto e i costi di recupero che la banca si assume nel tempo.Ora, non sfugge a nessuno che la moneta in circolazione è infinitamente più bassa dell’ammontare dei crediti concessi dalle banche e dei depositi presso di loro. A questo si deve aggiungere la massa di attività basate sul credito che hanno assunto valori vertiginosi e che non sono soggette al controllo diretto delle banche centrali, determinando di fatto, che una porzione crescente e sostanziale di una grandezza finanziaria essenziale risulta totalmente fuori del controllo dei Parlamenti che vedono la loro sovranità monetaria drasticamente ridotta (e non per il fatto che la moneta è emessa dalle banche centrali, ma per il fatto che esse non possono controllare in modo efficace le aziende mulitnazionali che esercitano il credito). - fantomas Dice:
7 Giugno 2007 a 6:26 ea risposta acida rispondo con risposta dolce, avevo detto ciò poichè ti vedevo contro il signoraggio che a mio parere esiste perchè se le banche hanno la possibilità di prestare denaro “virtuale” dovrebbero averla anche i cittadini non pensi? una cosa buona stava facendo il berlusca, riportare il 95% della banca d’italia in mani statali cosa che la sinistra capitalista ha bloccato (unipol insegna) -
stratex Dice:
7 Giugno 2007 a 10:46 eFantomas, se tu fai delle insinuazioni volgari e plateali, non puoi non aspettarti che io abbia delle reazioni. E ti assicuro che sono stato tutt’altro che acido.
Ciò detto, puntualizzo che non si può essere contro una definizione (signoraggio=reddito derivante dalla differenza fra valore nominale e valore reale della moneta coniata in un determinato momento storico. Tale reddito viene acquisito dal detentore della sovranità monetaria o dall’ente emittente delegato). Quindi, in realtà, io mi limito a smentire chi dice banalità sul signoraggio e in tema di moneta, spacciandole come verità rivelate.
Sul resto delle tue considerazioni, non posso che esprimere un giudizio severissimo: farneticazioni di un fanatico ignorante. - fantomas Dice:
8 Giugno 2007 a 8:30 emi sembra che tu sia il solito portatore di verità come si professano i tuoi datori politici, rispondi alle domande offendendo e dando del fantico ignorante, non mi sembra che io lo abbia fatto avevo solo esposto un pensiero ch puoi trovare anche nel libro €uroschiavi di marco della luna e antonio miclavez, nulla di mia invenzione. insinuazioni volgari e plateali le mie? ho fatto domande e basta, volgari? dove ti ho offeso? stai soltanto dimostrando quello che sei e non lo dico sennò veramente potrei essere volgare come te ma non mi abbasso al tuo livello. addio -
stratex Dice:
8 Giugno 2007 a 1:09 eNon sono un portatore di verità, ma certo non accetto ragionamenti strampalati basati su fatti e premesse EVIDENTEMENTE sbagliati, che determinano l’insostenibilità del ragionamento medesimo (e delle sue conclusioni) e la qualifica di fanatico ignorante per chi, nonostante la smentita, persevera nel sostenerli.
Gli stessi ragionamenti basati su premesse e fatti EVIDENTEMENTE manipolati sono contenuti anche nella pubblicazione di della luna e miclavez. Ad esse si aggiungono anche errori di varia natura imputabili alla poca confidenza con la materia contabile. Se uno si vuole cimentare con una materia tecnica senza conoscerne il linguaggio ed i concetti, poi, se fa una figuraccia perché viene smascherato, non se la può prendere dicendo “cattivi, cattivi”.
Ho comunque piacere di aver ricevuto un addio da parte tua, perché è volgare screditare gli interlocutori insinuando chissà quali improbabili connessioni con poteri di chissà quale natura e affibbiandomi patronati politici.
Se ti do dell’ignorante è perché parli di cose che non conosci e lo dimostri facendo affermazioni non sostenibili. Quindi non ti sto offendendo, ma sto rilevando un fatto evidente. Ti sto definendo, dopo aver spiegato con una profusione di ragionamenti dove sono gli errori che determinano conclusioni non riscontrabili con la realtà, almeno per i temi che mi sottoponi. - fantomas Dice:
8 Giugno 2007 a 3:41 etu non hai datori politici? sd cosa è? quindi tu non sei portatore di verità ma ne sai più di dellaluna e miclavez che hanno venduto migliaia di libri e stampato una seconda edizione per grazia ricevuta? visto che sei così dotto e sapiente e stai dimostrando la mia ignoranza continuando ad offendere credo che chi legga ne trarrà tranquillamente le conclusioni.
un consiglio pensa prima di tutto ad essere un uomo poi invece di mirarti e rimirarti allo specchio (chi è il più bello del reame?) anche se essere uomo x la tua natura so che ti rimarrà difficile…..1-1 - fantomas Dice:
9 Giugno 2007 a 8:32 e«tu farai prestiti a molte nazioni e non prenderai nulla in prestito; dominerai molte nazioni mentre esse non ti domineranno» (Deuteronomio 15:6) -
stratex Dice:
9 Giugno 2007 a 10:03 eSD è un movimento politico di partecipazione. Pensi che possano esistete movimenti di partecipazione popolare che non abbiano a che fare con la politica? Quindi, visto che io partecipo alla vita sociale e politica del paese attraverso (ma non solo) SD, sono IO che sono un DATORE politico.Il fatto che una teoria sia scritta in un libro che vende migliaia di copie, non ne fa una VERITA’.Non sono dotto e non sono sapiente, ma certo non sono un allocco, ma se continui su questa linea oltre che a rilevare che sei ignorante in materia di economia, contabilità dello stato e altre facezie, dovrò cominciare a pensare che sei anche un po’ ottuso, visto che
continui ad essere aggressivo in casa mia…Comunque, non si chi faccia la figura peggiore, fra te e me. Lascio ai passanti il giudizio. Posso però dirti che citare le profezie delle scritture della Torah, non mi sembra una maniera logica di sostenere delle strampalate teorie monetarie… oppure si? - Daniele Dice:
9 Giugno 2007 a 10:20 eIo non ho (ancora) letto il libro di Della Luna e Miclavez, ma ho visto la sua intervista che si trova su Youtube..ebbene di sciocchezze ne dice tante.
Faccio solo due rapidi esempi
Lui sostiene che il tasso migliore per l’economia sarebbe il MENO 3 per cento. (un imprenditore cioè prende in prestito 100mila euro e se li investe ne dovrebbe rendere 97mila..già mi immagino la mafia a stappare champagne)
Inoltre continua a insistere sul concetto di rarefazione monetaria, quando è vero esattamente il contrario. Mai come ora siamo inondati di liquidità (i tassi vengono da una lunga stagione di livelli minimi e soltanto adesso sono tornati a un livello definito neutrale, il 4%) Inoltre la liquidità presente nel sistema ha consentito a due mercati storicamente antagonisti (l’azionario e l’immobiliare) di manterenersi entrambi in prossimità dei loro massimi storici. E prevengo subito chi risponderà che questa liquidità è in realtà un debito, perchè se da un lato è vero che è aumentato molto il credito al consumo, è altresì vero che gli italiani restano tra i meno indebitati d’Europa, specialmente per quanto riguarda la casa (87% di proprietari)
Miclavez esordisce dicendo che ha iniziato a interessarsi di queste tematiche in quanto faceva l’imprenditore e a fine anno non gli rimaneva niente.
Mai pensato che forse non è il suo mestiere? (infatti, senza ironia, meglio che ritorni a fare il medico)Inoltre, volendo spulciare un pò a tempo perso..cosa si scopre? Che il libro di Miclavez è pubblicato da Arianna edizioni..una casa editrice in orbita DS. e allora che fa..critica i politici asserviti ai banchieri e poi va a foraggiarli lui stesso? Perchè non fa informazione gratuita? Mai come oggi attraverso interenet esiste questa possibilità -
stratex Dice:
9 Giugno 2007 a 11:53 eCiao Daniele e grazie della visita.Che ti devo dire? Secondo me hai ragione. Sul piano del sistema economico nel suo complesso, l’introduzione del tasso negativo avrebbe effetti devastanti. Manterrebbe una sua area di applicazione fruttuosa nelle monete complementari, dedicate allo scambio di beni di consumo e servizi. Non ricordo esattamente il termine che lo definisce, ma il funzionamento è semplice. Ricevi (o converti) una parte della tua retribuzione in moneta spendibile solo all’interno di un circuito di soggetti che aderiscono. Tale moneta, però, a differenza della moneta legale perderebbe di valore progressivamente se fosse tesorizzata e non spesa. Vi sarebbero indubbi effetti positivi sull’economia locale, ma non conosco bene le possibili implicazioni macroeconomiche, che potrebbero essere di natura tale da vanificare i benefici distribuiti. - fantomas Dice:
9 Giugno 2007 a 1:45 ecaro daniele che l’87% x certo degli italiani sia proprietario è una bugia che vende la politica, diciamo che l’87% degli italiani è titolare di un mutuo, e che circa il 30% non riesce a far fronte al pagamento di quest’ultimo,poichè le corporazioni bancarie riuscendo a dominare facendo il bello ed il cattivo tempo alzando il costo della moneta e le valutazioni immobiliari a loro piacimento (d’altronde o è così o è così quidni compri casa al prezzo che loro vogliono).e finchè sei titolare di un mutuo non sei proprietario di casa o sbaglio? quindi quanti sono veramente porprietari di casa? circa il 25% degli italiani. - Daniele Dice:
9 Giugno 2007 a 3:10 eBene caro Fantomas..io il dato che ti ho portato (87%) l’ho attingo dall’Istat..il tuo 25 quale fonte presuppone? -
stratex Dice:
9 Giugno 2007 a 3:38 eeh eh eh… (sogghignando mollemente assiso sul sofà)e qui casca l’asino, caro Daniele. Quale metodo di indagine e di presentazione dei risultati usa chi smercia le panzane sul signoraggio? Proprio il contrario di quello che hai usato tu: quali fonti? quali dati? quali metodi di analisi? quali tecniche di studio? - fantomas Dice:
9 Giugno 2007 a 9:41 eti ripeto se tu dai retta alle stime istat…..si gioca sulle parole l’87% è proprietario di mutuo. proprietario di un immobile lo puoi essere quando hai finito di pagarlo. poi se vai a questo link:http://host.uniroma3.it/facolta/economia/materiali/insegnamenti/372_1381.pdf i cosiddetti “proprietari sono tra il 76 e l’80% chi ha ragione?
(stratex tu più mollemente assiso sul sofà starai duramente assiso su altro…)eheheh sogghigno io - fantomas Dice:
9 Giugno 2007 a 9:50 eRecord di mutui non pagatiCase all´asta aumentate del 300% in un annohttp://www.dirittiglobali.it/articolo.php?id_news=353di quanto cala la tua percentuale di proprietari solo a milano?Quale metodo di indagine e di presentazione dei risultati usa chi smercia le panzane a favore del signoraggio? usa metodi convenzionali filo governativi. metodi politici dei suoi datori di lavoro.
- fantomas Dice:
9 Giugno 2007 a 9:58 ecervelloni dotti e sapienti vi lascio un ultimo link dpodichè vi saluto realmente poichè parlare con comunisti nel 2007 è veramente illogico (credete anche agli ufo oltre al comunismo?).
http://www.disinformazione.it/questione_monetaria.htmsperando che stratex riesca ad aprire gli occhi oltre ad altro….e non ho usato nessun dispregiativo contro di te come hai fatto tu con ignorante ecc ecc.bye bye - Daniele Dice:
9 Giugno 2007 a 10:32 eFantomas..qui una risposta come si deve te la meriti. Lo vedi come hai la testolina imprigionata negli schemi della politica e resti incatenato nell’anima? Comunista? ma stiamo scherzando? o meglio..sei idiota?Sei tale e quale a Berlusconi? chiunque è contro di me è comunista? Niente di più illogico e culturalmente sordido. A mio avviso Berlusconi e i comunisti sono allo stesso livello..cioè sottozero.
Conosco bene il link che hai postato, ed è pienamente in linea col nome del sito “disinformazione”. Ma da una persona che ragiona come te, perdona la franchezza, non voglio perdere un secondo di più
16 Giugno 2007 a 5:57 eAggiorna la scheda! Lo statuto della Banca d’Italia è cambiato nel 2006. E’ stato modificato con il DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA del 12 dicembre 2006. Sul sito della Banca d’Italia non lo trovo, ma qui c’è il DPR con il nuovo statuto.http://www.diritto-in-rete.com/articolo.asp?id=371